Capitalismo delle infrastrutture, infrastrutture dell’esperienza: antropocene, lavoro, città

Capitalismo delle infrastrutture, infrastrutture dell’esperienza: antropocene, lavoro, città

Capitalismo delle infrastrutture, infrastrutture dell’esperienza: antropocene, lavoro, città

1200 1697 Into the Black Box

Segnaliamo un ciclo di seminario sul capitalismo delle infrastrutture che si terrà a partire dal mese di gennaio presso l’Università di Bologna.

Il ciclo di incontri indaga il rapporto tra produzione di valore e forme della riproduzione sociale, per come esso si configura nell’intreccio di tre ambiti tematici, lavoro, città, antropocene. Le infrastrutture – in quanto, allo stesso tempo, ‘cose’ e ‘relazione tra le cose’; dispositivo materiale e frame relazionale – costituiscono forse il perno di articolazione di questo complesso rapporto. Il ciclo di seminari è un tentativo di esplorazione di questa complessità.

Con un approccio interdisciplinare, questo incontro cercherà di mettere in rete la ricchezza di ricerche sviluppatesi attorno alle questioni del lavoro digitale e delle trasformazioni sociali ad esso connesse. Se da un lato assistiamo all’ascesa di nuovi modelli organizzativi che sembrano dirigersi verso una progressiva “platformization” dell’economia, dall’altro lato assistiamo a una riarticolazione dei processi produttivi che ridefiniscono i confini e i meccanismi di estrazione del valore.

In particolare, saremo ospiti del primo incontro, una giornata di studi dal titolo “Città al lavoro, lavoro delle città” Spazi produttivi, trasformazioni urbane e nuove resistenze nell’era del lavoro digitale che si terrà il 17 Gennaio 2020 alle ore: 09:30 presso il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’economia, Aula Achille Ardigò (Strada Maggiore, 45 – Bologna).

Comitato scientifico e organizzativo (Università di Bologna): Vando Borghi, Marco Marrone, Gianmarco Peterlongo, Davide Olori, Giorgio Pirina, Gianluca De Angelis.


Il perimetro circoscritto nel titolo di questo ciclo di seminari appare immediatamente assai vasto. Antropocene, lavoro, città: ciascuno di questi oggetti presenta infatti un’ampiezza e una complessità che merita di per sé specifici approfondimenti e analisi. In effetti, anche ad uno sguardo di superficie, è evidente che ognuno di essi addensa una propria letteratura, che ne indaga l’articolato intreccio tra mutamenti e continuità, persistenze e trasformazioni, su diversa scala e in relazione a molteplici spazi, oggetti e pratiche. Anche solo per questo, assumerli con un unico gesto riflessivo può apparire davvero troppo ambizioso, pretenzioso. In realtà, il nostro è semplicemente il tentativo di avviare un percorso che, accanto ai tanti cantieri già aperti su ciascuno di questi specifici ambiti tematici, provi invece ad aprire dei canali di collegamento, delle vie di comunicazione e di scambio tra questi stessi cantieri.
A muoverci non è certo un obiettivo di chiusura sistemica, di (impossibile) organizzazione in un assetto interpretativo definitivo delle differenti esplorazioni rese possibili dai tanti cantieri aperti. Piuttosto, la convinzione che anche quegli approfondimenti specifici potrebbero guadagnare molto da un quadro interpretativo in grado di far emergere le connessioni tra sfere sociali diverse, tra fenomeni apparentemente autonomi, tra processi solitamente affrontati separatamente. A partire da un quadro epistemologico in base al quale assumiamo come costitutive le connessioni tra le forme dell’agire, del rappresentare e del fare esperienza dei molteplici esiti di tale intreccio, , riteniamo dunque indispensabile mettere a fuoco i processi attraverso i quali, su terreni determinanti come quelli selezionati in questo ciclo seminariale, quelle connessioni sono oggetto di trasformazioni significative.
Lo sfondo nel quale vanno collocate queste trasformazioni è quello delineato dai confini – oggetto appunto di tensioni, conflitti, mutamenti – tra le forme della produzione di valore, da un lato, e quelle della riproduzione del sociale, dall’altro. Si tratta dello spazio in cui si configura quella che Nancy Fraser ha definito la “contraddizione socio-riproduttiva” del capitalismo. In esso scorgiamo, allo stesso tempo, gli aspetti di continuità (una contraddizione costitutiva, intrinseca a questa formazione economico-sociale) e quelli di discontinuità (una contraddizione che si presenta in forme storicamente determinate e dunque soggetta ad evoluzione), aspetti la
cui combinazione è alla base stessa del funzionamento della logica del capitalismo. Le trasformazioni del lavoro si riflettono nei, e allo stesso tempo, sono condizionate dai mutamenti delle città, queste ultime intese sia come snodo decisivo dei processi di riorganizzazione del lavoro, sia come spazio, materiale e immateriale, delle forme di vita di cui (anche) il lavoro fa parte. In questo quadro, i confini tra produzione(/estrazione) di valore e riproduzione sociale
diventano sempre più porosi e la loro profonda e accelerata modificazione ci sembra esigere lo sforzo di ricerca cui ci accingiamo. D’altra parte, un tentavo di confrontarsi con questa materia ci pare non possa essere condotto senza includere nel proprio campo visivo la dimensione dell’ecologia-mondo in cui quei mutamenti sono immersi: è semmai proprio questa la prospettiva che può restituirci la drammatica urgenza e radicalità che le attuali trasformazioni della contraddizione socio-riproduttiva vanno assumendo.
In questo senso, le infrastrutture ci sembrano rappresentare un dispositivo determinante da indagare, in quanto elemento di trasversale rilevanza delle dinamiche richiamate. In effetti, le infrastrutture – in quanto, allo stesso tempo, ‘cose’ e ‘relazione tra le cose’; dispositivo materiale e frame relazionale – costituiscono forse il perno di articolazione delle molteplici stratificazioni del rapporto tra produzione e riproduzione sociale che intendiamo mettere a fuoco. In ogni caso, una costellazione assai ampia di fenomeni e di problemi, rispetto alla quale come abbiamo accennato è sicuramente importante approfondire l’analisi delle sue specifiche componenti, ma è
altrettanto importante ed urgente mettere a fuoco i nessi con cui le specifiche regioni di tale costellazione si collegano le une alle altre. Il ciclo di seminari è appunto un tentativo di muovere qualche passo in questa direzione.


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