Logistica e America Latina: spazi, flussi, lavoro

Logistica e America Latina: spazi, flussi, lavoro

Logistica e America Latina: spazi, flussi, lavoro

820 312 Into the Black Box

11 giugno 2019, ore 16:30

Sala Riunioni, Dipartimento delle Arti, Università di Bologna

Piazzetta Morandi 2

Da quando, negli ultimi anni, diversi contributi hanno posto l’accento sulla dimensione “logistica” del capitalismo contemporaneo, intesa come un insieme di trasformazioni della spazialità, del lavoro, dell’organizzazione della produzione e della circolazione globali e delle cosiddette suppy chains, ci siamo resi conto che la maggior parte delle analisi, dei casi di studio, dei dibattiti o delle biografie degli stessi autori coinvolti vertevano o sulle trasformazioni nelle città, nei porti o negli hub d’Occidente o sulle nuove tendenze di affermazione di una globalizzazione “con caratteristiche cinesi”, fondata sui mastodontici progetti infrastrutturali della Nuova Via della Seta e sulla proliferazione su scala globale delle Zone Economiche Speciali.

Da lì la nostra intenzione di “decentrare” ulteriormente lo sguardo verso la trasformazione in senso logistico delle “periferie”, e in particolar modo dell’America latina: una regione che, mentre rafforza sempre più alcuni aspetti tradizionali della “dipendenza” come la vocazione esportatrice di materie prime e la ri-primarizzazione dell’economia, assiste allo stesso tempo a trasformazioni che vedono l’affermarsi di logiche sempre più brutali di “annichilamento del tempo con lo spazio”, e l’emergere e il moltiplicarsi di “zone” privilegiate per il flusso di merci e capitali globali, come le enclave informatiche, i porti e le stesse città globali, con articolazioni inedite tra nuove e vecchie forme di precarietà, di informalità e di “capitalismo di piattaforma”. Tutto ciò, mentre una riconfigurazione degli assetti geopolitici e della stessa lotta di classe incide, si articola e in molti casi resiste all’imporsi di questa “razionalità logistica”.

In questo seminario, contributi diversi si proporranno di dialogare tra loro a partire dall’analisi degli effetti che queste trasformazioni hanno sugli spazi (dalla pianificazione-gestione di giganteschi corridoi logistici, a quella di territori concreti come i mercati metropolitani o le comunità indigene), sul lavoro (con inedite modificazioni nelle forme del tradizionale super-sfruttamento di queste economie dipendenti portate dalle migrazioni, dall’aumento del lavoro informale e da quello di piattaforma) e sulla produzione di soggettività (dagli indigeni alle donne alle popolazioni “marginali” urbane) in America latina.

Estrazione, finanza e logistica nell’infrastruttura regionale sudamericana

 Con il concetto di operations of capital Sandro Mezzadra e Brett Neilson hanno aperto una prospettiva teorica fondamentale per affrontare le complesse dinamiche del capitalismo contemporaneo e le loro conseguenze nei rapporti tra capitale e politica. In America latina, questa prospettiva ci permette di riscattare i contributi teorici e le resistenze anticapitaliste sorte negli ultimi anni intorno al concetto di “neo-estrattivismo” in una chiave più complessa e globale, dove la dimensione fontamentale dell’estrazione si connette con le logiche della finanza e della logistica. Questo intervento si propone di analizzare alcune articolazioni tra estrazione, finanza e logistica nell’Iniciativa para la Integración de la Infraestructura Regional Suramericana (IIRSA). Allo stesso tempo, seguendo le evoluzioni storiche che hanno attraversato l’IIRSA a partire dall’ascesa e poi crisi dei cosiddetti governi progressisti, mette in evidenza come la “politica dei corridoi” risulti sempre più resiliente rispetto ai cicli e controcicli delle politiche degli Stati.

[Alessandro Peregalli, dottorando in Estudios Latinoamericanos, Universidad Nacional Autónoma de México – peregalli.alessandro@gmail.it]


La riconfigurazione delle lotte territoriali indigene di fronte all’estrattivismo boliviano

 A partire dall’analisi di alcuni progetti estrattivi che si stanno sviluppando nei territori indigeni dell’Amazzonia boliviana e che sono vincolati al piano IIRSA-COSIPLAN (Iniciativa para la Integración de la Infraestructura Regional Suramericana-Consejo de Infraestructura y Planeamiento) – come la diga in costruzione nel territorio Guaranì tra il Río Grande e il Río Rositas e quella di Chacuela Esperanza sul Río Beni, entrambe inserite nel complesso idroelettrico del Rio Madeira, o la strada Villa Tunari-San Ignacio de Moxos che attraversa il Territorio Indígena y Parque Nacional Isiboro Secure (TIPNIS) – si tenta di analizzare come l’abolizione delle frontiere del capitale operate dal piano IIRSA porti con sé anche un abolizione delle frontiere delle lotte territoriali indigene, operando una ridefinizione delle soggettività, degli spazi e delle relazioni sociali di potere all’interno dei territori indigeni. Le nuove dinamiche del capitale transazionale infatti, hanno costretto i movimenti indigeni boliviani ad andare oltre le tradizionali strategie politiche basate su rivendicazioni identitarie e culturali, al fine di stabilire alleanze e connessioni nazionali e internazionali in grado di criticare e contrastare la società globale del capitale. In particolare, si stanno attualmente intessendo innovative alleanze tra i movimenti indigeni e femministi, così come tra movimenti rurali e urbani, che possono essere considerate come posizioni epistemologiche privilegiate in grado non solo di far luce sulla riconfigurazione globale contemporanea delle dinamiche di sfruttamento, ma anche di modificare la natura stessa della relazione sociale del capitale e dei suoi processi di soggettivazione e accumulazione.

[Camilla De Ambroggi, Global Cultures GLOC, Università di Bologna – camilla.deambroggi@studio.unibo.it]


Sulle frontiere del Capitale: logistica informale a Città del Messico

 L’intervento intende fornire un’immersione in un contesto specifico, Città del Messico. A partire dalla storia dei mercati e dei flussi di merci nella Capitale fin dall’epoca preispanica, si entra nel vivo della quotidianità del più grande mercato della città, La Merced, osservando la materialità dell’organizzazione della logistica del mercato grazie a due figure di lavoratori informali: i parcheggiatori (franeleros) e i facchini (diableros). L’economia informale, che in Messico impiega più della metà del totale dei lavoratori, diventa territorio privilegiato per osservare fenomeni che stanno alle frontiere del capitale, e che esprimono un tipo di pratiche economiche che mescolano logica del profitto e solidarietà comunitaria, che la sociologa argentina Veronica Gago chiama ‘Economie Barocche’.

[Gianmarco Peterlongo, dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Bologna – gianmarco.peterlong2@unibo.it]


Piattaforme e riders nella metropoli latinoamericana

Il contributo apportato alla discussione si situerà sul confine tra centro e periferia che i processi di espulsione, sussunzione e innovazione su scala mondiale rendono sempre più poroso.

Le piattaforme digitali, tanto di food delivery come di altro tipo, dimostrano una grande capacità di  adattarsi a contesti metropolitani e modi di accumulazione estremamente diversificati. Precariato-impiego tradizionale, sfruttamento-supersfruttamento, subordinazione-autonomia, informalità-contrattualità, ecc: sono dicotomie messe in crisi nella metropoli latinoamericana dalle piattaforme, le quali si installano in zone d’ombra risignificandole. Le lotte e la nascita di organizzazioni di repartidores gettano luce sugli interstizi neoliberali che le App mettono a valore.

Osservando il caso di Città del Messico e di Buenos Aires si offrirà una riflessione sul lavoro e le resistenze nella piattaforma colombiana Rappi, intesa come un modello estrattivo e logistico. Il work-on-demand via app in America Latina permette di ripensare il lavoro e il sindacalismo, attraverso la lente del Sud Globale latinoamericano.

[Federico De Stavola, dottorando in Estudios Latinoamericanos, Universidad Nacional Autónoma de México – federico.destavola@gmail.com]