Marx ai tempi del capitalismo pandemico

Marx ai tempi del capitalismo pandemico

Marx ai tempi del capitalismo pandemico

593 443 Dimitris Fasfalis

Come potrebbe Marx aiutarci a pensare la crisi attuale? La sua teoria della storia offre risorse critiche per pensare la crisi sanitaria senza precedenti che sta sconvolgendo il mondo di oggi, e allo stesso tempo indica che il tanto decantato “prossimo mondo” non può che essere anticapitalista.


Prima di affrontare il problema dei molteplici legami e mediazioni tra il sistema capitalistico mondiale e la pandemia di Covid-19, riprendiamo innanzitutto Marx e il quadro teorico da lui proposto per cogliere le grandi crisi storiche. Nel 1845-46 Marx, esule politico a Bruxelles, scrisse queste righe nell’Ideologia tedesca, che furono poi riprese e formarono una sintesi di quello che Friedrich Engels chiamò “materialismo storico” dopo la morte di Marx: “A un certo punto dell’evoluzione delle forze produttive, si assiste all’emergere di forze di produzione e di mezzi di commercio che, nelle condizioni esistenti, causano solo disastri. Non sono più forze di produzione, ma forze di distruzione (macchine e denaro)”.  Nel 1859, Marx riprese questa idea quasi parola per parola nella sua famosa “Prefazione” alla sua Critica dell’Economia Politica. Si legge: “A un certo punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società si scontrano con i rapporti di produzione esistenti, o con i rapporti di proprietà in cui si sono mosse fino a quel punto, e che sono solo l’espressione legale di questi rapporti. Le forme di sviluppo delle forze produttive di ieri erano ancora forme di sviluppo delle forze produttive, ma queste condizioni si stanno ora trasformando in gravi ostacoli. A quel punto inizia un’era di rivoluzione sociale”.

L’estratto da “L’ideologia tedesca” è più generale, mentre l’estratto dalla “Prefazione” del 1859 è più orientato all’economia. Prima di tutto, è importante notare che Marx cerca di pensare ai “disastri” già a metà degli anni Quaranta del XIX secolo. Sulla base dei suoi studi storici ed economici relativi agli anni 1840-1844, egli individua delle linee di frattura all’interno della lunga durata delle società all’interno delle quali si verifica un cambiamento radicale nel sistema mondiale. Si tratta di un cambiamento dialettico che trasforma le forze produttive (tecnologia, mezzi di comunicazione, capitale, lavoratori, luoghi di lavoro, scienza, ecc.) da forze di sviluppo e progresso in “forze di distruzione”: esse “causano solo disastri”.

La pandemia di Covid-19 presenta diversi aspetti inscindibili dal capitalismo, che vanno dalle politiche degli Stati di fronte alla pandemia volte a mantenere l’attività e il commercio, attraverso la mancanza di piani di prevenzione, le disuguaglianze sanitarie territoriali, alle imprevedibili conseguenze di una Grande Depressione Globale. Tutto questo potrebbe essere analizzato per mostrare i legami con il capitalismo.

Tuttavia, l’interesse dei passaggi sopra citati è quello di offrire la possibilità di comprendere in modo relazionale o strutturale le cause o le origini profonde, storiche si potrebbe dire, della crisi attuale. Questa crisi non è un caso, nonostante i numerosi fattori casuali che possono averla scatenata e amplificata. Per convincersene, l’ottimo articolo di Jaade Lindgaard e Amélie Poinssot intitolato “Le coronavirus, ‘un boomerang qui nous revient dans la figure'” ci permette di abbozzare i punti essenziali da ricordare. Sono descritti diversi processi a livello di sistema in relazione alle conseguenze che hanno reso possibile l’attuale pandemia.

In forma molto condensata, potremmo riassumerli dicendo che la deforestazione e la significativa perdita di biodiversità causata dalle colture industriali coltivate nelle piantagioni (gomma, palma da olio, caffè, cacao) stanno mettendo in pericolo gli ecosistemi e favorendo la diffusione di virus alle comunità umane. Così come la ricerca di terreni agricoli contribuisce alla deforestazione, lo stesso vale per l’implacabile urbanizzazione e l’espansione urbana, che sta sconvolgendo gli ambienti di vita di molte specie animali. Infine, la globalizzazione del commercio, fatta di flussi e mobilitazioni massicce, incanalate da reti transnazionali e polarizzate dalle metropoli mondiali, sta rapidamente trasformando qualsiasi epidemia regionale in una pandemia globalizzata, come possiamo vedere oggi in tempo reale su questa mappa elaborata dai ricercatori della John Hopkins University negli Stati Uniti.

La mappa mostra chiaramente che Covid-19 è concentrato nei tre poli mondiali che dominano il sistema capitalistico mondiale: Asia orientale, Europa occidentale e Nord America. Più precisamente, sembra esserci una correlazione tra la pandemia e l’intensità dei flussi e delle mobilitazioni nelle metropoli del mondo.

Il geografo e storico americano Mike Davis aveva già mostrato i legami sistemici tra il capitalismo globalizzato e l’influenza suina. Oggi la pandemia di Covid-19 dimostra chiaramente che le forze produttive accumulate su scala globale sono diventate forze di distruzione che ci fanno sprofondare nella barbarie postmoderna. Per uscirne dobbiamo, come stanno facendo molti movimenti sociali, tornare alla ricerca radicale di vie diverse da quelle del capitale e dello Stato, per inventare l’ignoto, al di là del capitalismo catastrofico.


L’articolo è stato pubblicato inizialmente il 25 marzo 2020 da Mediapart ed è disponibile nella versione orginale a questo link.